Diario di classe #1: Bia
Pubblicato il 14.04.2016 e tradotto il 14.07.2026 Conto · Hetero di Prof. André 9 min di letturaMi presento: André, 22 anni. Professore di portoghese e inglese laureato nel 2014. Siccome vivo da solo e il mercato del lavoro per insegnanti è scarso, ho deciso di dare lezioni private di queste materie. La richiesta fin dall’inizio è stata piuttosto alta, garantendomi il pane quotidiano.
Dopo la breve introduzione, devo chiarire una cosa ben precisa: ogni professore ha la fantasia di scoparsi le proprie allieve. Ogni singolo professore. Chi lo nega, o è gay, o è un bugiardo. È una posizione di autorità e potere, e il sesso va a braccetto con questi fattori. Tutte le allieve, sia le mie sia quelle che vedevo ai tempi del tirocinio, mi eccitavano. Potevano anche essere bruttine, ma erano giovani, fresche, e sappiamo tutti quanto questa generazione sia tremendamente arrapata e pervertita. E io sono sempre stato un uomo molto pervertito. La perversione è il mio secondo nome. Mi masturbavo di continuo nel bagno della scuola in cui facevo il tirocinio, perché c’erano un sacco di culi freschi, un sacco di tette fresche che si facevano vedere da tutte le parti. Cosce da leccarsi i baffi, faccine angeliche, tutto mi mandava fuori di testa dalla voglia.
Dico quanto siano arrapate e pervertite: la maggior parte di loro ci stava! E no, non sto parlando di fantasie da film porno, né mi sto vantando di essere un gran conquistatore. Sono un tipo magro, con una bellezza forse nella media, niente che attiri particolarmente l’attenzione. Non sono nemmeno alto. Ma ci stavano, e ci stanno ancora.
Mentre spiegavo la materia, raramente prestavano attenzione. All’inizio mi innervosivo per questo, ma, beh, stavo guadagnando lo stesso. Ci vollero ancora alcuni mesi prima che capissi cosa stesse succedendo. Solo allora mi resi conto di come si mordicchiavano la penna, di come mi guardavano da sopra gli occhiali, di come si inumidivano le labbra con la punta della lingua. E fu solo dopo una studentessa in particolare che tutto cambiò: Beatriz Fernandes, o “Bia”, come le piace farsi chiamare (o persino “Fernandinha”). Per colpa sua, la fantasia più grande di ogni professore poté finalmente compiersi: ora me le faccio tutte le allieve più gnocche. Per questo ho deciso di creare questa serie: “Diario di classe”. Qui voglio raccontare ciascuna delle occasioni in cui mi sono scopato una mia allieva. Come primo “capitolo”, quindi, devo cominciare con Bia, quella che mi ha aperto le porte del paradiso...
Era a metà dell’anno scorso. Bia venne accompagnata da sua madre per prendere alcune lezioni private e, siccome quel giorno ero libero, dissi che potevamo iniziare subito. Così permisi alla madre di aspettare la fine della lezione nel mio salotto, mentre Bia e io studiavamo nella “classe”, un piccolo stanzino sul retro che avevo trasformato in aula.
Mi sedetti accanto a lei per parlare. Le chiesi come andasse a scuola, in cosa avesse più difficoltà, e insieme impostammo il programma che le avrei fatto. Quando finimmo quella fase e ci restava ancora mezz’ora di lezione, feci per alzarmi e andare alla lavagna a scrivere alcune cose base per iniziare l’argomento. Fu allora che lei, piano piano, mise la mano sulla mia gamba e disse: “Aspetta”. Mi voltai verso di lei e continuò: “Una mia amica ti ha consigliato. Ha detto che sei bravissimo.” Parlava fissandomi dritto negli occhi, con la mano ancora sulla mia coscia. La ringraziai, un po’ confuso, e le chiesi chi fosse l’amica. Gabriela Lima. La riconobbi e dissi che si impegnava molto, anche se non era vero.
Gli occhi di Bia sono verde chiaro, i capelli di un biondo scuro. Ha un visino delicato, con un neo vicino al naso. Notai che si era abbassata la maglietta, lasciando intravedere un décolleté più profondo rispetto a quando era arrivata con sua madre. Tette belle piene. Indossava jeans attillati, con diversi strappi sulle cosce. Potevo vedere la pelle abbronzata delle sue gambe attraverso quei tagli.
Poi continuò: “Gabi ha detto che sai rendere la materia molto più interessante con i tuoi metodi”. Detto questo, cominciò a massaggiarmi la gamba con la mano, piano. “Ero curiosa. Così ho approfittato dei miei voti bassi perché mia madre mi portasse qui”. Le chiesi cosa stesse facendo. “Hai ancora dubbi? Te lo faccio capire.” All’improvviso passò la mano sul mio cazzo, che era durissimo, e sorrise. Si avvicinò al mio orecchio e sussurrò: “Ha detto che sei da paura quando spieghi la materia, ma lei non è coraggiosa come me. Allora ho scommesso con lei che avrei avuto il coraggio di succhiare il suo professore privato”.
Mi vennero i brividi con la sua bocca vicino al mio orecchio, poi gli ormoni esplosero: la presi e cominciai a succhiarle il collo profumato. Lei iniziò a strofinarmi ancora di più il cazzo, lasciando gemiti e grugniti di eccitazione. Poi si alzò dalla sedia, la spostò e si inginocchiò davanti a me. Aprii bene le gambe, incredulo di quello che stava succedendo. Mi sentivo in paradiso, era un sogno. Mi accarezzò le gambe e cominciò a strofinarsi il viso sul mio cazzo sopra i pantaloni. Mi tolsi i pantaloni e fece lo stesso sopra le mutande, ma stavolta leccando e baciando il mio cazzo. Lei stessa mi tolse la biancheria intima e cominciò a farmi una sega con una mano mentre mi massaggiava le palle con l’altra. La sensazione era spettacolare, molto meglio delle seghe che qualsiasi altra donna mi avesse mai fatto. L’eccitazione era assurda, il vero piacere di ricevere una sega da un’allieva.
Bia sputò abbondantemente su entrambe le mani e le rese ben bagnate, aumentando al massimo il godimento. Con gli occhi chiusi, mi limitai a godermi tutta quella sensazione divina e ad ascoltare quel suono umido, pensando a come i miei fluidi (precum) si stessero mescolando con la sua saliva. Pretty sloppy, come si dice in inglese per qualcosa di molto umido, bagnato. Poi si fermò e disse: “Apri gli occhi, credo che tu voglia vedere questo”. Li aprii subito e lei stava leccandosi entrambe le mani per pulirle. Il mio cazzo pulsò, era la cosa più da troia che avessi mai visto davanti a me. “Che puttana di merda del cazzo”, pensai tra me e me con queste esatte parole. Poi si tolse la maglietta, mostrando quelle tette meravigliose e morbide, e subito dopo si tolse il reggiseno. Mise il mio cazzo, duro come una pietra, in mezzo a loro e iniziò a farmi una spagnola. “Non voglio che i miei vestiti si sporchino con la tua sborra” disse, e mi fece un sorriso da puttana tirando fuori la lingua. Bia sputò generosamente tra i seni per rendere la spagnola ancora più deliziosa. Stavo scopando le sue tette enormi. Era la prima spagnola che ricevevo in vita mia.
Quando si asciugò bene, chiese: “Sei pronto?”, e io risposi: “Sono pronto a farti vincere quella scommessa”. Mi mise la testa del cazzo in bocca e al primo pompino impazzii. Gemetti come un dannato, fu un vero ruggito da guerriero. Mi preoccupai che sua madre potesse sentire, ma pensai di no. Nelle mie scopate mi piace un sacco di urla, un sacco di gemiti da entrambe le parti, un sacco di porcherie dette ad alta voce. Lì, però, ero insicuro su tutto questo.
Bia succhiava come se il mio cazzo fosse il lecca-lecca più buono del mondo: succhiava la cappella, lo leccava tutto, lo baciava, passava la lingua sui punti più sensibili, strofinava la cappella contro l’interno delle guance, se lo passava tutto sul viso, succhiava le palle, si strofinava la faccia sul mio sacco, e la mia parte preferita: lasciava che il prepuzio coprisse tutta la cappella e ci infilava la lingua, succhiando la cappella e la parte interna del prepuzio! CAZZO! Quasi mi portò all’orgasmo, e le dissi che stavo per venire. Lei allora si fermò e disse: “Non ancora! Mi servono le foto!” Mi spaventai e il godimento si trattenne all’istante! Foto?! “Mi servono prove per vincere questa scommessa, duh!” Poi mi diede il suo cellulare con la fotocamera già aperta. Rimasi sotto shock. Il mio cazzo stava persino ammorbidendosi. Era troppo rischioso! Bia notò la mia preoccupazione, e allora cominciò: “Non ti stai mica ammosciando adesso, vero? Ti sta succhiando una studentessa deliziosa che ti sta pure pagando per queste ‘lezioni’” — e fece le virgolette con le dita, quella troia! — “e tu vuoi venire tantissimo, tantissimo dentro questa boccuccia, non è vero? E poi... io lo ingoio tutto...” Passò la lingua su tutto il mio cazzo guardandomi di sottecchi, e il mio cazzo tornò duro all’istante. In quel momento, quella bocca che succhiava il mio cazzo valeva qualsiasi rischio, qualsiasi prezzo. Scattai tre foto, tutte mostrando benissimo il locale. In una foto, ha tutto il cazzo in bocca; nella seconda, mi sta succhiando una palla mentre mi fa una sega; e nell’altra...
L’altra fu scattata solo dopo che venni. Avevo detto che stavo per venire, mi alzai in piedi, e Bia fece un bocchino per infilare la testa del mio cazzo delicatamente tra le sue labbra strette. Fece un su e giù con la testa e eiaculai. PORCA PUTTANA. COME VENNI. Sentii come se una scarica elettrica attraversasse il mio corpo. Sono sicuro che quel primo getto fosse andato dritto in gola a quella puttanella! Feci uno sforzo disumano per non gridare e urlare. Quando finii, lei aprì la boccuccia e scattai l’ultima foto: tutta quella sborra che avevo sparato la lasciò sulla lingua, bianca, viscosa. Nella foto teneva ancora il mio cazzo pulsante, posando con lui, trionfante.
Bia andò in bagno e si pulì. Anch’io. Non dicemmo più nulla. Uscimmo per incontrare sua madre e dissi che il piano era stato stabilito e che avremmo iniziato davvero il giovedì. Le lezioni di Bia sarebbero state due a settimana, martedì e giovedì. Dissi che quel martedì non sarebbe stato necessario pagarlo.
Quella notte dovetti ancora andare in bagno a sborrare per quell’accaduto. Fu la sega più intensa che avessi mai tirato fuori, quella con Bia. Con mia sorpresa, subito dopo la mia sega trovai nel mio WhatsApp le tre foto che avevo scattato a lei. Aveva preso il mio numero da Gabi e aveva inviato le foto, dicendo “Grazie per avermi aiutata nella scommessa” e un’emoji con un bacio. Ci saremmo rivisti di nuovo giovedì, e ovviamente da lì in poi nulla sarebbe stato più lo stesso...
(CONTINUA)