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LA CORONA TATUATA

Pubblicato il 18.08.2015 e tradotto il 14.07.2026 Conto · Hetero di Bem Amado 21 min di lettura
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Di recente ho conosciuto una donna bellissima che vive nei dintorni del quartiere. La prima volta che l’ho vista era un lunedì mattina, mentre facevo la mia solita camminata in una piazza molto vicina a casa mia. Lei stava passeggiando con il suo cagnolino, cosa che, in principio, mi sembrò una normale abitudine da parte sua. Continuai a osservarla mentre camminavo, registrando la sua bellezza insolita: era una donna tra i cinquanta e i sessant’anni, ma nulla lo lasciava trasparire. Aveva i capelli medi, ondulati, con una ciocca laterale che la rendeva ancora più bella. I suoi occhi neri avevano una luce insolita, direi speciale, e le sue labbra sottili erano esaltate da un rossetto rosso discreto.

Il corpo era un capitolo a parte, perché aveva una vita sottile (a prescindere dall’età, sia chiaro) e un culo, per il quale l’unico aggettivo che trovai fu ma-ra-vi-gli-o-so! Insomma, una donna attraente e con una sensualità che non esplodeva solo per via del suo contegno.

In ogni caso, la salutai e fui ricambiato da una voce dolce e semplice. Continuai il mio esercizio, convinto che qualsiasi possibilità con quella donna sarebbe andata a sbattere contro il suo pudore e la sua discrezione.

I giorni passarono e io la incontravo sempre a passeggio con il suo cagnolino; ci scambiavamo saluti e sorrisi e tutto finiva lì. Confesso che avrei voluto sedurla e dirle quanto avessi voglia di scoparmi con lei, ma, sinceramente, oltre a temere le conseguenze, non volevo assillarla al punto da perdere una buona occasione.

E fu in un lunedì mattina che quella relazione idilliaca prese un’altra piega. Avevo finito la mia camminata e mi stavo stirando, preparandomi alla corsa, quando lei si avvicinò a me con il suo animaletto al guinzaglio. Mi sorrise e mi salutò; ricambiai il sorriso e il saluto. Rimase lì, ferma, a guardarmi, mentre io facevo lo stesso con lei.

- Mi perdoni? - disse con voce bassa e discreta - ma posso farle una domanda?

- Ma certo che può, mia bella! - risposi raggiante per quell’apertura.

- Quei tatuaggi che hai - proseguì lei - ti hanno fatto molto male?

- Guarda, mia bella - risposi con un sorriso - se dico di no, ti mento... sì, fanno male...

- Allora? - ribatté lei - perché te li sei fatti?

- Perché adoro i tatuaggi! - risposi sorridendo ancora - E dopo il primo, il resto viene naturale.

Lei fece una risatina e rimanemmo a guardarci negli occhi. Abbassò lo sguardo e cercò di riprendere la conversazione.

- Le confido un segreto - disse piano - ho una voglia enorme di farmene uno!

- E perché non lo fai? - chiesi, sorpreso.

- Ho vergogna - disse lei, imbarazzata - Dopotutto non sono più una ragazzina.

- Ah, non si preoccupi - la rassicurai, continuando - L’età è nella mente e non nel corpo... e, in fondo, lei è bellissima!

Lei sorrise e si sedette sulla panchina della piazza accanto a me, e continuammo a parlare ancora un po’.

Si chiamava Estela, era vedova e viveva con un compagno della sua stessa età che lavorava ancora e viaggiava molto. Disse che a volte si sentiva molto sola e che è sempre bello avere qualcuno con cui parlare. Immediatamente mi offrii come amico e confidente e insistetti sull’idea del tatuaggio. Rise molto, e dopo un po’ e con tanta insistenza, promise che ci avrebbe pensato.

Ci salutammo con la promessa di riparlarne ancora. Tornai a casa felice di aver ottenuto l’amicizia di Estela e mi sorpresi a pensare ancora a come scoparmela. Qualche giorno dopo, a un nuovo incontro, mi mostrò il disegno di un fiore di loto, dicendo che era quell’immagine che desiderava tatuarsi sul corpo. Le chiesi in quale parte volesse farlo e lei indicò la parte posteriore della spalla sinistra, scendendo verso la schiena.

Le dissi che con quell’immagine sarebbe stata bellissima e mi offrii di presentarle il mio tatuatore e amico; lei esitò, dicendo che ci avrebbe pensato. Ancora una volta ci salutammo con l’impegno di rivederci. Per alcuni giorni fantasticai su quella donna bellissima e tatuata, nuda per me... ma, desideri a parte, preferii la dura realtà.

I giorni passarono e i miei incontri con Estela divennero più regolari, al punto che eravamo diventati vicini e quasi intimi. In un’occasione mi chiese del tatuatore: dov’era il suo studio, quanto chiedesse in media e cose del genere. Le spiegai tutto per bene e tornai a insistere perché venisse a conoscerlo con me. E, con mia sorpresa, accettò! Ci mettemmo d’accordo per il lunedì successivo, di mattina. Me ne andai raggiante all’idea di portare Estela nello studio.

Nel giorno e nell’ora stabiliti mi aspettava in piazza. Era vestita in modo discreto, ma c’era in lei un’aura eccitante, con una canottierina e un paio di jeans. Andammo a piedi fino allo studio che si trovava vicino a casa mia e appena entrammo, il mio amico Juca (nome fittizio, ovviamente) salutò Estela e cominciarono a parlare del disegno.

Mi accorsi che Estela era un po’ imbarazzata, guardando le varie fotografie che Juca aveva attaccato al muro; erano foto delle persone che si erano tatuate da lui, e c’erano donne e uomini seminudi, che esibivano con orgoglio i loro nuovi disegni sulla pelle. Estela non sembrava a disagio, solo un po’ intimidita, e comunque non disse nulla riguardo alle foto.

Dopo un po’ di conversazione, mi guardò e mi chiese se, nel caso avesse accettato di tatuarsi, l’avrei accompagnata; risposi subito di sì, mettendomi completamente a sua disposizione. Juca ed Estela concordarono la dimensione del disegno, i colori e il prezzo e fissarono l’appuntamento per fare il lavoro il venerdì di quella stessa settimana, sempre di mattina. Tornammo indietro e io la salutai, confermando che sarei stato disponibile nel giorno concordato.

Estela, con una certa esitazione, chiese se non volessi entrare a prendere un caffè con lei. Accettai subito. La sua casa era bellissima e ben arredata e il soggiorno sobrio e moderno. Ci sedemmo sul divano di pelle scura, subito dopo che Estela preparò due deliziosi caffè espresso. Bevemmo il caffè immersi in un silenzio che sembrava gridare qualcosa, percepibile solo dai nostri spiriti.

Fu allora che Estela mi sorprese. Appena finimmo di bere, prese la tazzina dalla mia mano, posandola sul vassoio, fece lo stesso con la sua e poi si avvicinò ancora di più a me, toccandomi il viso con delicatezza.

Non resistetti e mi abbandonai al desiderio incontrollabile di baciarla; fu un bacio delizioso e delicato, ma che, nonostante tutto, ci aveva contagiati completamente. Ci baciammo ancora. E ancora. E ancora. Finché sentii un rigonfiamento pulsare dentro i miei pantaloncini. Afferrai Estela per le braccia, la feci adagiare sul divano e quasi la soffocai con un bacio più audace. Pensai che mi avrebbe respinto, ma non fu questo che accadde.

Estela mi abbracciò e si consegnò anima e corpo al mio bacio. Impaziente, le toccai i seni sopra la blusa, sentendo il loro volume fermo e invitante. Estela posò la sua mano sulla mia e, staccando le labbra dalle mie, mi fissò con aria solenne. “È tutto perduto!”, pensai, credendo che il mio gesto avesse rovinato tutto.

- Se stiamo per fare quello che penso che stiamo per fare - disse quasi sussurrando - per favore, sii dolce e comprensivo...

Le sorrisi e non dissi nulla, la baciai soltanto con più tenerezza di prima. Poi mi alzai, portando Estela con me. Restammo faccia a faccia e io, con delicatezza, l’aiutai a togliersi la blusa e poi il reggiseno. Rimasi estasiato dai seni di Estela; di media grandezza, conservavano una straordinaria fermezza, coronati da capezzoli larghi e areole grandi, che reclamavano una bocca avida pronta a gustarli.

Ed è esattamente quello che feci: mi gettai sui capezzoli, succhiandoli e leccandoli con una tenerezza sincerissima.

Estela mi accarezzava i capelli e gemeva piano, mentre ripeteva la frase “com’è bello!”. Andai avanti, deliziandomi con i seni della mia partner, stringendola all’altezza del busto e affondando il viso in loro. Dopo un po’, decisi che avevo bisogno di qualcosa in più. Senza smettere di occuparmi dei seni di Estela, abbassai le mani fino ai suoi pantaloni, slacciandoli e aprendo la zip; con mia totale sorpresa, mi accorsi che Estela indossava una lingerie tanga. Rimasi meravigliato dalla sorpresa e, subito, la guardai sorridendo.

Lei si imbarazzò e abbassò la testa sorridendo discretamente. Estela si allontanò un po’ da me e si tolse i pantaloni, mostrando la sua lingerie delicatissima. Per un momento non sapevo cosa fare, perché quella visione era qualcosa di oltre il normale e mi lasciava in uno stato di estasi. Estela mi guardava con un’aria angelica.

- Ti piace? - chiese ancora un po’ impacciata.

- Se mi piace? - chiesi sorpreso - Io l’ho semplicemente adorata!

- Che bello! - disse con un sorriso - Perché l’ho comprata pensando a te.

“OMG!”, pensai mentre mi avvicinavo a Estela. L’abbracciai e ci baciammo a lungo. L’aiutai a sdraiarsi sul divano e, dopo averle tolto la bellissima lingerie, affondai il viso tra le sue gambe, lasciando che la mia lingua trovasse l’oggetto del suo desiderio, il clitoride della mia partner. Quando cominciai a leccare e succhiare il clitoride gonfio di Estela, lei si contorse, gemendo e sibilando con il respiro affannoso.

- Ah, amore mio! - sussurrò - Che delizia! Credo di non aver mai sentito niente di simile...

Spronato dal complimento della mia partner, mi dedicai a succhiarla e leccarla finché, dopo un po’, ebbe il suo primo orgasmo con me. Ne seguirono altri, più intensi, che lei festeggiava con gemiti, carezze nei miei capelli e richieste di “ne voglio ancora”.

Preso dall’impazienza, mi ricordai che ero ancora vestito e più in fretta che potei mi spogliai davanti agli occhi scintillanti della mia partner. Quando fui completamente nudo, esibendo tutta la mia virilità pulsante, vidi lo sguardo sorpreso di Estela.

- Santo cielo, amore mio! - commentò con aria soddisfatta - Sei tutto tatuato! Non ne avevo idea! È bellissimo!

Mi sentii abbastanza sicuro da salire sopra Estela per penetrarla. Ma prima che potessi farlo, lei posò le mani sul mio petto e mi guardò con tenerezza.

- Posso chiederti una cosa, angelo mio? - chiese con aria vezzosa.

- Quello che vuoi, tesoro! - risposi subito.

- Fammi vedere e toccare il tuo cazzo?

Immediatamente mi sedetti sul divano, esibendo con orgoglio la mia erezione pulsante. Estela si sedette accanto a me e, con un po’ di timore, stese la mano e, piano piano, cominciò a sentire il membro duro. Circondò il cazzo con le dita e strinse leggermente, salendo e scendendo dalla cappella alla base, sentendone il volume e la lunghezza. Estela esaminava il mio cazzo come se fosse la prima volta che lo faceva. Ebbi voglia di chiederle com’era stata la sua vita sessuale fino a quel momento, ma rimasi in silenzio, preferendo godermi il modo in cui, involontariamente, mi accarezzava il cazzo. Tutto sembrava nuovo per lei, mentre osservava quel pezzo di carne con uno sguardo curioso, attento e, allo stesso tempo, eccitato.

Le mostrai come masturbarmi con una lentezza sufficiente a sentire lo strumento, e le insegnai anche la pressione da esercitare sulla vena nella parte inferiore del cazzo, facendo sì che il glande quasi raddoppiasse di dimensioni. Estela si spaventò quando lo vide e chiese se non facesse male. Le risposi di no, perché era molto eccitante. All’improvviso mi chiese se mi piacesse essere succhiato.

Risposi di sì, ma che non era una cosa che apprezzassi come la maggior parte degli uomini. Estela mi guardò e mi chiese di farlo. Accettai con gioia, dicendole di fare quello che sentiva. Si chinò verso il mio ventre e leccò delicatamente il glande, facendomi correre un brivido lungo la schiena. Si fermò e mi guardò, chiedendo se avesse fatto qualcosa di sbagliato. Le risposi di no e le accarezzai i capelli, lasciandola proseguire nel suo intento.

Estela tornò a leccare il glande, scendendo lungo tutta la lunghezza del mio membro fino ad arrivare alle palle che leccò e succhiò con una maestria sorprendente. Inclinai la testa all’indietro e mi godetti quella carezza senza pari. Estela continuò fino al momento in cui ingoiò il cazzo e cominciò a succhiarlo con movimenti lenti di su e giù.

Mentre mi succhiava, io le accarezzavo la schiena e scendevo fino all’inizio della fessura del suo culo, che era splendido, sognando la possibilità di scopare quella meraviglia quando fosse possibile. Mi vennero i brividi quando Estela, oltre a succhiare il cazzo, cominciò a carezzare le palle, massaggiandole con agilità.

- Oh, Estelina! - dissi con la voce spezzata - Non ce la faccio più... ti voglio scopare..., ho bisogno di scoparti!

- Allora vieni, amore mio! - rispose lei, sdraiandosi di nuovo sul divano - vieni a possedermi, mio maschio tatuato!

Salì sopra di lei e, tenendo il cazzo con una mano, lo puntai verso il buchino di Estela. Lei posò le mani sulle mie spalle e mi tirò verso di sé lentamente. E la penetrazione avvenne in modo così naturale che rimasi sorpreso; il mio cazzo scivolò dentro di lei, offrendo una resistenza consistente di chi, a quanto pare, non faceva sesso da un po’ di tempo. Nel momento in cui il mio cazzo fu sepolto in Estela, lei emise un gemito delizioso e mi strinse le spalle, baciandomi subito dopo.

- Ahh, che bello! - sospirò dopo avermi baciato - adesso fammi scopare per bene.

Immediatamente andai avanti, tirando e affondando il mio cazzo nelle viscere della mia partner che ricambiava spingendo il bacino contro il mio cazzo. Ero così preso che intensificai i movimenti quasi involontariamente, ma dopo alcuni minuti rallentai, sentendo che la mia partner desiderava qualcosa di più dolce e appassionato di una scopata animalesca.

Scopammo come due insaziabili per più tempo di quanto potessi immaginare, e la mia resistenza mi sorprese, visto che non sono nemmeno io un ragazzino pieno di ormoni. Estela, dal canto suo, sembrava adorare il nostro amplesso e il sorriso stampato sulle sue labbra tradiva l’immenso piacere che provava a farsi scopare. All’improvviso, venne in modo intenso e quasi furioso; gemette e il suo corpo sembrò tremare tutto intero. Feci per fermare i movimenti, ma lei intervenne, tenendomi il viso tra le sue mani morbide e guardandomi con fermezza.

- No, amore mio! - disse con una dolcezza accattivante - voglio venire ancora, per favore...

Ripresi i movimenti mentre placavo la mia sete sui capezzoli di Estela, succhiandoli avidamente. E la mia partner venne ancora alcune volte, deliziandosi in ognuna come se fosse la prima. Ci stavamo concedendo la miglior scopata delle nostre vite, e sentivo Estela sempre più sciolta e più audace nei suoi movimenti, ondeggiando il corpo sotto il mio e facendosi scorrere le mani sul mio petto sudato, mentre io gustavo i suoi capezzoli, alternandoli nella mia bocca e lasciandoli andare in modo provocatorio.

- Ah, credo che non resisterò ancora! - annunciai con la voce rotta - devo venire, Estelina.

- Vieni, mio bello - rispose lei, stringendomi le spalle - vieni dentro di me, riempimi della tua linfa calda.

Quando sentii l’espressione “linfa calda”, semplicemente esplosi in un orgasmo senza limiti, eiaculando violentemente dentro Estela che gridò e sospirò, balbettando:

- Ah! Com’è bello! Che cosa calda e deliziosa!

Finì di eiaculare mentre sentivo le piccole onde di piacere attraversarmi tutto il corpo, che sperimentò anche spasmi allucinanti di benessere. Sollevai il corpo, cercando di mettermi in piedi, ma fu inutile, perché non mi era rimasta neppure una goccia di energia. Crollai accanto a Estela che si voltò di spalle a me, rannicchiando il suo corpo ben stretto al mio. La abbracciai e ci addormentammo per alcuni minuti.

Dopo un tempo che non fui in grado di determinare con esattezza, mi svegliai abbracciato a Estela che dormiva tranquilla. Tenni il braccio su di lei e le baciai la spalla con molta tenerezza. Lei si contorse con un gemito di approvazione; sentii il suo culo sfregarsi contro il mio cazzo che, con mia sorpresa, pulsò, rivelando la sua erezione nelle carni ferme delle natiche di Estela.

Ebbi un certo timore nel lasciare esplodere quell’impulso, ma Estela sembrò gradire la provocazione. Continuai a baciarle la spalla e a mordicchiarle l’orecchio con tenerezza. Dopo alcuni minuti mi alzai e feci in modo che Estela rimanesse sdraiata a pancia in giù, esibendo la bellezza insopportabile del suo sedere. Rimasi ad ammirare quell’opera della natura: erano le natiche più belle che avessi mai visto e la loro sinuosità, unita alla fermezza della pelle bianca e vellutata, causava un enorme impatto in chiunque avesse la stessa opportunità che stavo avendo io in quel momento esatto.

Con un misto di cura e timore, cominciai ad accarezzare quell’opera d’arte, sentendo la consistenza della pelle, il calore e il disegno perfetto. Rimasi assorto in quella carezza, dimenticando tutto il resto. Ma fu la voce dolce di Estela a riportarmi alla realtà.

- Hum, che mano deliziosa! - disse piano - ti piace il mio culo?

- È impossibile non restare rapiti da qualcosa di così bello! - risposi senza paura - Il tuo culo è divino!

- Mi rispondi a una cosa? - chiese con voce maliziosa.

- Quello che vuoi, angelo mio - risposi, immaginando cosa potesse essere.

- Hai mai fatto sesso anale? - chiese con voce incerta - cioè... l’hai già fatto?

- Sì, già - risposi continuando con le carezze - E tu?

- Non ne ho mai avuto l’occasione - rispose un po’ impacciata.

Immediatamente mi chinai e cominciai a baciare le natiche di Estela, che dimostrò di gradirlo moltissimo. Le diedi tanti bacetti su quelle carni succulente, e la mordicchiai anche qualche volta, strappando gridolini deliziosamente isterici alla mia partner. Mi sdraiai sopra di lei e le baciai la nuca, facendole venire i brividi.

Le lasciai sentire la mia erezione prendere forma sulla pelle delle sue natiche e, dopo alcuni minuti, le chiesi se avesse burro o margarina in casa. Lei rise e chiese se avessi fame; risposi di sì, ma che non c’entrava nulla con il cibo. Ripetei la domanda e lei disse che aveva della margarina in frigorifero. Andai in cucina e tornai con il vasetto tra le mani.

Presi una piccola quantità e cominciai a ungere con cura il culetto di Estela. Lei ebbe un brivido e mi chiese cosa stessi facendo.

- Ti sto preparando - risposi piano - per una nuova esperienza. Dicendo questo, infilai il viso tra le sue natiche e le feci un bagno di lingua su quel culetto vergine. A ogni leccata, Estela gemeva e muoveva le natiche senza dire una parola. Più di una volta simulai una penetrazione, irrigidendo la lingua e spingendola contro il buchino. Estela gemette forte, dicendo che era bello.

Mi alzai ed esibii la mia erezione a Estela che guardò estasiata; i suoi occhi scintillavano, lasciando chiaramente intendere che era eccitata. Presi un’altra porzione di margarina e untii il mio cazzo, facendolo in modo allusivo e provocante. Estela guardava e sembrava divorarmi con gli occhi lucidi.

- Cosa farai? - chiese con l’aria di chi sapeva benissimo quali fossero le mie intenzioni.

- Vieni qui! - dissi io, facendo mettere Estela a quattro zampe - Vieni, che ti mostro.

Lei obbedì e rimase a quattro zampe sul divano con le gambe divaricate. Mi avvicinai da dietro e, dopo averle accarezzato le natiche, le afferrai con fermezza, tirandole fino a lasciare il suo culetto esposto al mio cazzo. Sfiorai il glande sul buchino di Estela, facendo tremare tutto il suo corpo.

- Per favore, tesoro - supplicò guardandomi oltre la spalla - sii delicato con me.

Le sorrisi e la tirai verso di me, mentre tenevo il cazzo puntato verso il culetto di Estela. Appena il mio glande superò la resistenza delle pieghette del suo buco, Estela lanciò un grido che soffocò da sola mordendo il bracciolo del divano. La tenni ancora più saldamente, per impedirle di indietreggiare. Respirai a fondo e avanzai.

Ogni centimetro di penetrazione che conquistavo era un supplizio per Estela che gridava e mi implorava di smettere; confesso che ci furono momenti in cui ebbi l’intenzione di rinunciare, perché non volevo che soffrisse. Tuttavia, decisi che era una strada senza ritorno e le chiesi di resistere ancora un po’. Seppellii tutto il cazzo nel culetto di Estela e lì rimasi per alcuni istanti, respirando con calma e lasciandole il tempo di abituarsi al volume introdotto nel suo ano.

Prima che potesse rendersi conto di qualcosa, cominciai a spingere nel culetto di Estela con movimenti lunghi e profondi; lei gridava e implorava che smettessi; diceva che il dolore era insopportabile e che le stavo facendo molto male. Mi chinai su di lei, lasciando che le dita della mia mano trovassero il suo clitoride, ormai molto gonfio.

Cominciai a sfiorarlo con tenerezza e, dopo alcuni minuti, Estela ebbe un orgasmo che arrivò al di là del dolore che le infliggevo con il sesso anale. Continuai a carezzare il clitoride della mia partner, senza smettere di affondare con forza nel suo didietro. Ci volle un po’ prima che Estela mi confessasse che il dolore era stato sostituito da un’enorme sensazione di piacere che si sommava alle carezze sul suo clitoride.

Finalmente, Estela mi confessò che stava avendo un orgasmo provocato dal sesso anale, e disse anche che era molto bello.

- Sei incredibile! - mi elogiò, e ora si muoveva spingendo il corpo contro il mio cazzo - Ah, che bello... così, non fermarti... continua a scoparmi...

Spronato da Estela continuai a spingere nel suo culetto e a regalarle un’altra sequenza di orgasmi deliziosamente annunciati e commentati, finché, fuori controllo e vinto dallo sforzo, eiaculai nelle sue viscere, depositando un’altra carica di sperma caldo e viscoso. Estela crollò sul divano, vinta ma felice, e io mi sdraiai accanto a lei, accarezzandole le natiche che tremavano piacevolmente.

Dopo alcune ore, eravamo già vestiti e abbracciati sulla soglia della porta. Ci baciammo appassionatamente e confessai a Estela che era una donna meravigliosa. Lei sorrise e ringraziò, chiedendo se ci saremmo rivisti.

Avvertii una punta di timore nella sua voce, ma non esitai a sorriderle e a prenderle il mento. Lei rise in un modo malizioso e infantile, cercando di distogliere il suo sguardo dal mio. La strinsi forte tra le braccia e le chiesi se avesse dubbi al riguardo. Scosse la testa in segno di no e sorrise ancora una volta.

In un gesto impulsivo, spinsi Estela contro il muro e la feci slacciare i jeans. Non solo obbedì, ma li lasciò scivolare fino a terra, mostrando la sua bellissima lingerie. La aiutai a togliersi i pantaloni e la minuscola lingerie. Portai il piccolo indumento intimo al viso e lo annusai con sguardo malizioso. Lo misi nella tasca dei pantaloncini e sfiorai la vagina della mia partner che, di nuovo, si fece umida.

Mi inginocchiai e leccai Estela che rimase con le gambe aperte, offrendo il suo sesso al mio piacere. Succhiai e leccai finché non venne ancora una volta. Quando finì, mi alzai, tenendola per le spalle, dato che le sue gambe erano molli. Le sorrisi e la baciai, così che sentisse il suo sapore nella mia bocca. Poi la guardai e le dissi:

- Terrò questo pezzo per me, così sarai sicura che tornerò a riceverne un altro in regalo. Me ne andai, con la certezza che sarei tornato... dopotutto, era una donna da paura!

Qualche giorno dopo, ricevetti una sua chiamata per confermare se sarei andato con lei allo studio di Juca affinché si tatuasse; non solo confermai, ma dissi anche che sarei stato molto triste se fosse andata senza di me.

Andammo allo studio e, dopo alcune ore, Estela aveva un bellissimo fiore di loto tatuato sulla parte posteriore della spalla, che scendeva verso la schiena. Uscimmo dallo studio felicissimi, sembravamo una coppia di adolescenti. Già a casa sua, Estela mi offrì un caffè che accettai di buon grado.

Mentre ero in salotto ad aspettarla, sentii il suo richiamo perché andassi da lei in cucina; e arrivato lì, fui sorpreso dalla deliziosa visione di Estela nuda, che indossava soltanto una nuova lingerie sensualissima. Mi guardò e, dopo un sorriso, disse con voce languida:

- Questa l’ho comprata per la tua collezione, ti piace?

- Mi piace moltissimo! - risposi - Ma la collezione non è mia, è nostra!

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Commenti

Ci sono 1 commenti.

Da Clarinha il 2015-11-07 21:14:30

Mi è piaciuto questo racconto... spero un giorno di avere una storia come questa da raccontare.

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